New York vista da un'archeologa -diari di viaggio
Diari di viaggio

New York vista da un’archeologa

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8th Maggio 2020

Sapete come un archeologo guarda una città? A strati

Ebbene si, noi archeologi guardiamo il mondo dal basso verso l’alto, ci concentriamo sulle fondamenta, perché è lì che inizia tutto. A metà tra la prima pietra di fondazione e la punta del grattacielo più alto c’è ciò che chiamiamo STORIA, una storia che spesso sta a noi il compito di ricostruire.

Per chi mi conosce personalmente e per chi ha iniziato a seguire le nostre avventure, quanto sto per dire sarà ormai chiaro: sono una donna dall’anima “antica”, una di quelle che si emoziona entrando in una biblioteca piena di testi polverosi, meglio se antichissimi. Cresciuta con il mito di Indiana Jones sul comodino, sono le radici delle culture che mi affascinano e la loro evoluzione. Le grandi metropoli non hanno mai avuto per me più fascino delle piramidi d’Egitto, del Partenone di Atene o dei templi di Angkor Wat; ciononostante visitare una città come New York mi sembrava una di quelle cose che vale la pena una volta nella vita. La Grande Mela si inseriva come tappa inaspettata d un viaggio che ci aveva portato prima in Sud America e poi nel Sud Est asiatico; dopo tanti mesi di vagabondaggio credevo che mi sarebbe piaciuto assaporare per qualche giorno la routine delle nostre vite occidentali.
Insomma credevo che mi sarebbe piaciuta New York come mi piace un quadro di Pollock, ma dentro di me so benissimo che non regge il paragone con un Botticelli!
Quanto mi sbagliavo.

Nessun libro, film, serie tv o  reportage ha mai preparato la mia mente o il mio cuore a quanto ho avuto la gioia di vivere a New York e onestamente, non credo che sarà questo mio articoletto mal scritto a farvelo immaginare!
New York è una città da vivere e questo più di tutto rappresenta la sua vera essenza; senza mai mostrare i segni del tempo che passa, sembra come una bella donna che abbia trovato la fonte dell’eterna giovinezza.

Sapevate che New York è stata fondata nel 1624, tra pochi anni festeggerà i suoi 4 secoli di storia; siamo nel pieno XVII secolo, un’epoca che per noi europei segna uno dei momenti di massima espressione artistica e scientifica. E’ il tempo di Galileo Galilei, di Gian Lorenzo Bernini, di Vivaldi, ma è anche il secolo di Shakespeare, del Re Sole, di Newton. Ora ditemi, pensando a Romeo e Giulietta, alla Primavera del Vivaldi o alla  Francia di Luigi XIV, vi vengono forse in mente delle analogie con New York? Ovviamente no, perchè le prime sono il ricordo di un mondo antico, la seconda il simbolo della modernità. Esiste in archeologia un fenomeno chiamato “Riutilizzo dell’antico”: da sempre le società più moderne hanno riutilizzato elementi del passato, rielaborandoli a proprio gusto e per le proprie necessità. Guardando New York questo fenomeno mi sembra tanto più evidente: il trasformismo è stato il motore trainante di una città che ha continuamente inglobando il suo passato, celebrandolo e allo stesso tempo dandogli nuova vita per mostrare il suo aspetto sempre più moderno, alla moda, al passo con i tempi.

Dove la modernità ha un valore culturale

Giriamo il mondo per tante ragioni, ma sicuramente tutti partiamo con il sogno di una destinazione e di UNA cosa, QUELLA cosa che esiste solo lì e che non possiamo perderci: a Roma il Colosseo, a Parigi la Tour Eiffel, a Pechino la Grande Muraglia, a New York la vita.
Io a New York ci sono andata per vedere il fremito di un popolo che ha fatto dell’innovazione, dello sviluppo e dell’ambizione la sua bandiera, realizzando così il Rinascimento del XX secolo.
Lo ha fatto accogliendo e abbracciando tutto quello che poteva dalle culture di tutto il resto del mondo: sapori, colori, odori, opportunità, attività, lingue, eccellenze.

Vi è mai capitato da bambini di prendere il mappamondo, girarlo forte forte come una trottola, e quando si fermava puntare il dito e dire “Oggi vorrei andare QUI!”. Ecco, vivere a New York fa lo stesso effetto , solo che qui lo puoi fare davvero: perché se per caso il tuo dito ha puntato sulla Corea del Sud stai pur certo che esiste un centro di cultura coreana dove iniziare a seguire corsi di lingua. Se è finita sulla Grecia vi consiglio un buon ristorante greco nel quartiere di Hell’s Kitchen; se hai puntato sulla Francia, la boulangerie più buona è proprio sulla Broadway, vicino alla libreria Strand Book; se sei finito sul Marocco sappi che dentro il Chelsea market c’è un negozio che sembra uscito da un souk marocchino, li troverai sicuramente le scarpette da mille e una notte che desideravi. New York è l’unica città fuori Italia dove un italiano possa davvero sentirsi un po’ a casa, dove un intero quartiere, Chinatown, ha le insegne scritte solo in caratteri cinesi e dove ti ritrovi a parlare spesso spagnolo, talvolta francese ma quasi mai inglese, ma come è possibile?

So quanto siamo orgogliosi del Rinascimento italiano, nessuno più di me potrebbe essere d’accordo, ma la perizia dello storico sta nel sapere che la nostra esistenza è fatta di cicli che si ripetono: ci sono stati altri Rinascimenti dopo il Cinquecento italiano e altri ce ne saranno, solo che non ce ne siamo accorti; per noi, gente del vecchio continente il passato avrà sempre un valore inestimabile, ma nell’ancorarci ai successi del passato abbiamo dimenticato di guardare ai successi del presente.

Adesso che ho conosciuto New York posso dire che etichettarla come simbolo di una società insensibile all’arte, la storia, la cultura sempre sacrificate in favore del progresso è un errore: innovarsi non vuol dire non guardare al proprio passato è semmai un modo per celebrarlo.
Quel passato ci ha dato dei modelli eccezionali, il presente non dovrà essere da meno per le società del futuro: e come potrà farlo se non cercando di migliorarsi?
Che sia dunque anche l’inclinazione alla modernità un bene culturale in senso lato?

Tutti conosceranno sicuramente la celebre frase “Parigi è sempre una buona idea”, tratta dal film Sabrina, con la fantastica Audrey Hepburn. Ecco, per quanto ci siano quei posti dove torneremmo volentieri più e più volte, questa frase può adattarsi solo a quei luoghi di cui ci siamo davvero innamorati e quello con New York per me è stato davvero un colpo di fulmine.
“New York è sempre una buona idea!” e lo è davvero.

E visto che siamo in tema di città, passiamo dal moderno all’antichissimo! Se vi ha incuriosito questo articolo su New York non perdetevi il nostro post su Cusco. Speriamo che entrambe vi diano ispirazione per i vostri futuri viaggi.

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16 Comments
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